Giardinaggio a parole.
Cose da fare e gesti da imparare prima di passare ai fatti.

Non tutte le ciambelle riescono col b(r)uco .

Come a dire che delle piante in perfetta forma, senza un insettuzzo predatore, una muffetta qua e là o qualche piccola magagna esistono solo sugli scaffali dei garden center (e non resistono a lungo alla rude vita della pianta da balcone o da giardino). Oppure sono di plastica. La perfezione, per fortuna, non è del nostro mondo e neppure di quello vegetale.

Quando si palesano le malattie (di origine animale e/o vegetale) la risposta non dovrebbe essere un corpo a corpo: si scopre la cocciniglia e si va a comperare il prodotto specifico che la dovrebbe combattere. Poi sarà la volta del mal bianco, delle malattie crittogame… Nella realtà di un terrazzo e di un giardino è molto difficile, se non impossibile (e neanche troppo auspicabile), avere un controllo completo di quello che sta succedendo alle piante. Non solo, sono rari i giardinieri che abbiano delle conoscenze fitopatologiche tali per cui diagnosi e cura siano affidabili, sicure e utili.

Non resta che prevenire: non solo e non tanto in termini di prodotti da utilizzare, ma – soprattutto – di condizioni generali di coltivazione da rispettare.

Per quanto il giardino sia un artificio creato dall’uomo ad imitazione della natura, sarebbe bene non dimenticare che ogni pianta, idealmente, proviene da un bosco, da una radura, da un campo. E lì cresce, fiorisce e si riproduce senza che nessuno – se non la selezione naturale – si occupi più di tanto di lei e delle sue malattie. Questa è la prima considerazione da fare: banale ma utile. Alla prossima, le prossime.

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