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Cosa c'è di nuovo / Aprile

Cosa c'è di nuovo / Aprile

Cosa c'è di nuovo‍

[Fare melina]  Marzo è passato e si è portato via l’onda lunga delle potature cominciata a febbraio e destinata a popolare le fantasie di molti giardinieri che si ripromettono di fare più e meglio l’anno successivo.

Resta lo strascico della caccia alle erbacce. A farne le spese sono trifoglietto, tarassaco, silene, alliaria ma vanno anche di mezzo consolida, boraggine, anchusa, girardina silvestre e tutte quelle piante spontanee che, lasciate crescere liberamente, farebbero di un giardino qualsiasi un bel giardino. Non solo: molti fiori, piantati negli anni precedenti, potrebbero essersi  autodisseminati qua e là e, dalla primavera in poi, potrebbero cominciare a fare il proprio lavoro non fosse che, scambiati per erbacce, vengono strappati. Quando un tagete, un papavero, una scabiosa sono delle piantine alte 3 cm, non sempre è facile riconoscerli. E così si rende concreta la metafora del fare di tutta l’erba un fascio e ci si ritrova senza tagete né scabiosa. Ma con moltissima gramigna. Stare a vedere che succede, temporeggiare, diffidare delle pratiche risolutive è di grande aiuto, per il giardino ma forse ancora di più per il giardiniere. Per fortuna l'antigerminello è fuori commercio e il glifosate piace sempre ma sempre un po' di meno.

Foto di copertina: Stachys monieri 'Hummelo' (Ph. Benedetta Ragazzi)


[Chi ha avuto, ha avuto e chi ha dato, ha dato] Non mi allargherei con un “simmo ‘e Napule, paisà” ma è un po’ quello che è venuto in mente a tutti in vivaio quando abbiamo deciso di dismettere le sedie pieghevoli rosse, sbilenche e arrugginite, che dal 2006 ci accompagnano in serra: riunioni, pausa caffé, pranzi normali e di Natale, consultazione dei sacri testi etc etc. Eravamo ancora una start up, anche se in galera non ci chiamavano così e adesso, da più di 15 anni, siamo una cooperativa sociale e un vivaio. Ogni tanto più cooperanti e altre volte più vivaisti. Finito il momento amarcord. Se volete venire in vivaio, non fatelo per vedere le nuove sedie, sono abbastanza orrende. Meglio le piante, decisamente più belle.

Ph. Sofia Ronchini


[Il giardinere planetario]  Si parla molto e a volte anche a vanvera di quanto sia indispensabile preservare le risorse, ridurre i consumi, avere comportamenti responsabili. Un futuro distopico popola le notti e i risvegli di molti di noi. Ma c'è anche la possibilità di volare molto, ma molto più basso. Ed è quello che potrebbero fare i giardinieri per passione e quelli per mestiere. Forse piantare alberi non salverà l'umanità e senz'altro non la salva se gli alberi vengono piantati alle soglie dell'estate, senza pensare troppo a quale, dove, come e quando. Ma ci sono, per i giardinieri, tantissime altre buone pratiche (legittimo che il termine insospettisca perchè, anche quello, è spesso usato a vanvera): non diserbare, scoticare il terreno con prudenza e solo dove serve, bagnare poco ma bene, pacciamare, pacciamare, pacciamare. Considerare peccaminoso il desiderio di un prato all'inglese al posto di un sano e fitto inerbimento di piantaggine, trifoglio, trassaco e anche gramigna, alla bisogna.  Pensare che anche il pabio, gli afidi e la popillia sono creature di dio e che in giro per il mondo li abbiamo portati noi. Anche questo vuol dire essere ospiti del pianeta, senza neanche tirare in ballo Gilles Clément.


La febbre del sabato (mattina)

Da marzo il vivaio ha (ri)aperto al pubblico. Oltre al tradizionale mercoledì e venerdì pomeriggio dalle 14 alle 18, anche l'ultimo sabato del mese, alla mattina. A aprile, il 29 dalle 10 alle 13. Ecco le regole d'ingaggio (a che locuzioni orrende ci ha abituato la guerra...)

La newsletter finisce qui per quasi tutti. A meno che qualcuno sia in cerca di idee per davanzali e balconi.  Nel caso, basta leggere qui sotto.

Il kit di aprile

Metti che ci sia sul balcone qualche vaso vuoto ma non sai cosa farne, metti che navigare on line sì ma solo se è indispensabile, metti che vedere due-fiori-due e magari qualche bacca potrebbe essere un piacere. E che occuparsene un po’  un modo gradevole per passare il tempo. Metti che Cascina Bollate proponga 3 piante che insieme possono funzionare e che magari facciano anche venir la voglia di continuare. Perché no? Questo è il kit di aprile. 

Ci sentiamo tra un mese. Grazie di aver letto fino a qui.

"Solo il viaggio apre le porte di una casa di cui si credeva di avere le chiavi. Questo lo si sa al ritorno, dopo aver visto come fanno gli altri, laggiù a testa in giù, come aprono e chiudono le loro porte, come si rivolgono al popolo animale e al vento. Qual è il loro giardino. "

(Gilles Clément 'Ho costruito una casa da giardiniere' Quodlibet, 2009)  


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Siamo il vivaio nel carcere di Bollate a Milano.

Cascina Bollate è una cooperativa sociale in cui lavorano giardinieri liberi e giardinieri detenuti che imparano un mestiere che dà un senso alla loro pena, finché sono dentro,  e una chance al loro futuro, quando usciranno. Perché imparare un lavoro in carcere è un buon modo per non tornarci più.



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