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Cosa c'è di nuovo / Giugno

Cosa c'è di nuovo / Giugno

Cosa c'è di nuovo‍

[Re Salomone vive e lotta insiema a noi] Per dire che questo è un mondo difficile che richiede molte mediazioni e capacità di convivere con il cambiamento. Ha fatto discutere la scelta dell’Assessora all’Ambiente e Verde del Comune di Milano di diminuire drasticamente gli sfalci dei prati. L’erba alta infrange le fantasie sul prato all’inglese, sulla pelouse normanna e ci riporta a una realtà priva di rasaerba: pianta-fiore-frutto-seme. Il ciclo vale per tutto, dalla peonia al baobab, e quindi anche per quel sistema complesso fatto di fiori spontanei e di graminacee di diverso genere che passa sotto il nome di prato.
E con questo mettiamo una pietra sopra al tremendo neologismo di tappeto erboso. 
Nell’erba alta si nasconde l’armamentario fobico di cui questo paese è abbondantemente provvisto (per conferma accendere la televisione). Lì si annidano bisce, vipere, bustine di coca, topi, siringhe e insetti velenosi, appena il loietto supera l’altezza regolamentare.
L’erba alta fa discutere anche cani e padroni: tanti sono i forasacco, le spighe di una pianta il cui nome botanico è Hordeum murinum (o orzo selvatico). Ma anche altre graminacee come Bromus e Avena fatua producono spighe, simili a quelle del frumento, che penetrano nelle orecchie, tra le dita delle zampe o nel naso dei cani quando sgrufolano nei prati. E, dopo che sono entrate, sono gli stessi movimenti del cane a far “camminare” il forasacco procurando infezioni anche gravi. Iniziano a spuntare tra maggio e giugno e finchè sono verdi non sono pericolose. Lo diventano quando maturano, seccano e si staccano dallo stelo, a giugno/luglio. O quando vengono tagliate e lasciate a terra. Questi i contro. I pro sono altrettanti. E - se appena si è consapevoli dei mala tempora che corrono - di più. Nell’erba alta gli impollinatori vanno a nozze, la biodiversità aumenta, l’evaporazione dell’acqua diminuisce, il suolo si inaridisce un po’meno e diminuisce anche il calore percepito. 
Bisognerà in qualche modo trovare una mediazione tra usanze del passato e necessità del futuro. Anche perché l’odiato forasacco non dura in eterno. Aumento delle temperature, siccità, alluvioni, tempeste e incendi sembra di sì. 
Ci vuole una saggezza salomonica per arrivare a un compromesso tra diritti dei cani e diritti del pianeta. Proviamoci.


[C'era una volta l'ortica] Per quanto ci piacerebbe fare un Balcony planting course o una Medicinal Herb Summer School come se fossimo al Chelsea Physic Garden abbiamo chiari i nostri limiti e voliamo molto più basso.
Per questo il giardino all’ingresso del carcere - nato come didattico - 
soltanto in modo saltuario è servito per iniziare all'arte di aspirante giardiniere.

Molto di più serve a noi per osservare e imparare qualcosa. Così, questa primavera abbiamo constatato quali siano state le conseguenze dell’estate torrida e asciutta dell’anno scorso. Tarassaco e solidago sono quasi scomparsi e altrettanto le ortiche: richiedono acqua, troppa in tempo di siccità. Adesso, al loro posto, spuntano Iris foetidissima e  Lychnis coronaria come se non ci fosse un domani. Anche Euphorbia corallioides e E. characias si autodisseminano con gran vigore, mentre Galium aparine colonizza il terreno.                                 

C’erano una volta papaveri e fiordalisi. Ma diserbanti e cemento hanno avuto la meglio. Il risotto con le ortiche farà la stessa fine?


Nella foto, Iris foetidissima (Ph. Marianna Merisi)


 [Fare le domande giuste]  Per fortuna le persone vogliono saperne di più  sulle piante che non conoscono. A volte però la richiesta di informazioni confligge con la ragionevolezza. Ad esempio, la domanda “Ogni quanto innaffio?” ha due risposte possibili. La prima confligge con l’educazione, la seconda è di buon senso: “Boh?”. Non è questione di una, due o tre volte alla settimana. Dipende da vento, insolazione, umidità, esposizione: banalmente, una pianta da sottobosco ha bisogno di più acqua di una da macchia mediterranea. Un buon criterio è toccare la terra: se è più fresca del vostro dito, va bene così.

E una buona azione è evitare il sottovaso, a meno che si abbia necessità di una riserva d'acqua temporanea. 


Ph. Laila Pozzo


La febbre del sabato (mattina)

Il vivaio è aperto al pubblico. Oltre al tradizionale mercoledì e venerdì pomeriggio dalle 14 alle 18, anche l'ultimo sabato del mese, alla mattina. A giugno, il 24 dalle 10 alle 13. Malgrado sia un carcere, in vivaio si entra senza autorizzazione. Ecco come.

La newsletter finisce qui per quasi tutti. A meno che qualcuno sia in cerca di idee per davanzali e balconi.  Nel caso, basta leggere qui sotto.

Il kit di giugno

Metti che ci sia sul balcone qualche vaso vuoto ma non sai cosa farne, metti che navigare on line sì ma solo se è indispensabile, metti che vedere due-fiori-due e magari qualche bacca potrebbe essere un piacere. E che occup\arsene un po’  un modo gradevole per passare il tempo. Metti che Cascina Bollate proponga 3 piante che insieme possono funzionare e che magari facciano anche venir la voglia di continuare. Perché no? Questo è il kit di giugno. 

Ci sentiamo tra un mese. Grazie di aver letto fino a qui.

"Fortunatamente il giardinaggio è un continuo processo di apprendimento. Ogni giorno trascorso lavorando in giardino, ogni libro letto e ogni pianta messa in terra, per sé o per conto di altri, arricchisce l'esperienza. (...) L'anno prossimo può sempre essere diverso e migliore."

(Penelope Hobhouse 'On gardening', Frances Lincoln, 1994)  


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Siamo il vivaio nel carcere di Bollate a Milano.

Cascina Bollate è una cooperativa sociale in cui lavorano giardinieri liberi e giardinieri detenuti che imparano un mestiere che dà un senso alla loro pena, finché sono dentro,  e una chance al loro futuro, quando usciranno. Perché imparare un lavoro in carcere è un buon modo per non tornarci più.



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