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Cosa c'è di nuovo / Gennaio

Cosa c'è di nuovo / Gennaio

Cosa c'√® di nuovo‚Äć

[Eppur si muove]¬†Questa √® stata¬†la prima reazione quando qualcuno ha acquistato via e-commerce un¬†Ampelaster carolinianus,¬†da almeno 10 anni presente nel catalogo di Cascina Bollate e mai venduto. Forte il desiderio di telefonare al cliente e chiedere: perch√©? Non l'abbiamo fatto e non lo faremo, ma questa sede - la newsletter del vivaio -¬† √® un buon posto per chiedersi come mai molte piante belle, insolite e affidabili¬†stiano sempre un passo indietro. Perch√©? Anche se¬†¬†i tre aggettivi abbinati al¬†passo indietro sono riferiti a un essere vegetale e non a una donna, √® facile associarli¬†ai 2000 anni di oppressione e all'egemonia del pi√Ļ forte (meglio se maschio). Quindi uno cerca di svoltare, un pochino¬†anche di scappare. Poi, prova a resistere. Questo √® un timido tentativo¬†di chiedersi le ragioni della supremazia di ellebori, gerani, camellie, rose da taglio e un po' di altre piante: poche, se si pensa all'infinita variet√† possibile presente in natura.¬†¬†La legge del mercato, si dice. Vero, ma chi la fa? Circa il 60% della produzione mondiale dei fiori viene gestita in Olanda e camionate di ellebori arrivano a dicembre in Italia sotto il nome di Rose di Natale. Sono parenti alla lontana del vecchio Helleborus niger che fiorisce 2 o 3 mesi dopo, a febbraio/marzo, ed √® diffuso nell'arco alpino e sub-alpino. Che fine fanno Helleborus foetidus, H. orientalis e H. argutifolius? Non pervenuti, o quasi. Ci si mettono anche riviste, rubriche del verde e influencer che dispensano a mani basse pornografia vegetale (copyright di Filippo Alossa): piante perfette nelle foto, meno nella vita. Informazione, divulgazione e la cosiddetta cultura verde (anche quella che nella pratica dovrebbero fare le amministrazioni occupandosi con scienza e coscienza¬† del verde pubblico) non bastano e spesso non fanno.¬†¬†Dopo i trionfi dell'Erba della Pampas nei giardini degli anni '60,¬†le graminacee negli ultimi 10/15 anni sono diventate di moda grazie al lavoro di paesaggisti illustri e innovativi: moda √©litaria, finto povero, lo famo strano? Pu√≤ essere ma, comunque sia, le graminacee sono di moda. Niente di male, se solo non ci fosse il rischio del pensiero unico che gi√† fa disastri nel mondo, figuriamoci in natura.¬†E l'elenco prosegue con le aspettative che il mercato crea: rifiorenza continua e bassa manutenzione¬†sono la grande foglia di fico che cerca di nascondere complicazioni e complessit√† del giardino.¬†Sono la promessa non mantenuta di un paradiso vegetale a portata di vanga e rastrello e¬†escludono migliaia di piante che fioriscono il giusto e hanno bisogno¬† di quantit√† adeguate di luce, acqua e terra.¬†¬†A¬†ruota seguono usi & costumi: in Italia si pensa a balconi, terrazzi e giardini dalla primavera all'inizio dell'estate, quando si consumano piante come se non ci fosse un domani. Effettivamente non c'√®: da luglio tutti al mare finch√© non iniziano le scuole, le prime nebbie, l'indian summer (se preferite il foliage autunnale) e si arriva al troppo freddo: metti che geli, e poi le piante perdono le foglie e tutto diventa un pantano umido e grigiastro. Quindi √® finita cos√¨. Anche per il povero Ampelaster carolinianus che nessuno vede mai fiorito perch√© fino a novembre se ne guarda bene dal farlo. Gli eventi della vita e del mondo - cambiamento climatico incluso -¬† non sembrano toccare le abitudini di acquisto. Resta il fatto che le piante che non entrano mai o che escono dal circuito della distribuzione poco alla volta si perdono e scompaiono.¬†Un po' come i panda, i rinoceronti e le tigri.¬†¬†

Se vi fosse venuta voglia, Ampelaster carolinianus lo trovate anche qui oppure qui. E magari in tanti altri vivai.

 

Ph. Cristian Coada


[Perseverare è diabolico] Se siete arrivati fino in fondo nella lettura di vita, morte e miracoli di Ampelaster carolinianus con annesse considerazioni sulle piante maggioritarie e su quelle che potrebbero scomparire dai nostri balconi, terrazzi e giardini, complimenti! E complimenti aggiuntivi se riuscite a spiegarci quale sia la ragione per cui insistiamo nell'aggiungere nuove piante probabilmente non maggioritarie nel catologo di Cascina Bollate. Questa volta tocca a Aegopodium podagraria (nella foto), generosissima pianta tappezzante che colonizza il terreno e che quasi tutti i giardinieri e tutti gli apppassionati strappano con ottusa tenacia.  Sono una quarantina le nuove piante: alcune collaudate (Agapanthus umbellatus, Aquilegia 'Barlow mix', ad esempio) e altre illustri sconosciute (Agrimonia eupatoria, Securinega ramiflora, Senecio angulatus) che ci auguriamo non stiano troppi anni chiuse in vivaio in un vasetto da 15 cm in attesa di essere liberate da un giardiniere forse appassionato ma meglio se curioso. Ahinoi, siamo sempre lì: la bella addormentata nel bosco e cenerentola ci perseguitano.

 


[Adesso che lo sai, lo sai anche fare] Normalmente si pensa che, nella potatura, il problema sia dove tagliare. Peccato, perché la questione dovrebbe essere posta in modo diverso: in primo luogo, se tagliare e, poi, come farlo. E si potrebbe chiuderla qui, con una sintesi che però non renderebbe onore al libro di Laura Bassi. Perché tra le righe si legge esperienza, pratica e competenza botanica. E soprattutto una grande capacità di spiegare in modo inequivocabile le cose, senza ricorrere alla formulazione per iniziati della cesoia "potare alla seconda gemma del ramo cresciuto nella stagione". Che potrebbe anche essere un’informazione corretta, con il limite di dare per scontato che lo si sappia riconoscere, il ramo. E che si capisca in quale caso partire dall’apice e quando da terra. Di qui l'ansia da prestazione che coglie il giardiniere riflessivo (perché quello muscolare taglia e non si fa troppe domande), ingigantita dall'impressione che ogni pianta faccia storia a sè. Così, con un inquietante tuffo nel passato,  si regredisce ai tempi della  scuola, quando il problema era ricordare le regole e saperle applicare. Ed è molto rassicurante leggere che "potare non è tagliare rami qui e là ma significa saper come intervenire e soprattutto prevedere quale sarà la risposta della pianta a quel determinato taglio". Voltate pagina, capitolo dopo capitolo, Laura Bassi ve lo spiegherà. 


 "Esiste una differenza psicologica tra potare una pianta e accorciare i suoi rami. La potatura dovrebbe essere fatta per il benessere della pianta, l'accorciatura per l'occhio del giardiniere (...) ma accorciare regolarmente un arbusto che dovrebbe mantenere l'aspetto di una crescita spontanea lo renderebbe simile a un porcospino vegetale sui trampoli"  

(Christopher Lloyd 'Il giardino e le stagioni ' ed. Mondadori, 1989)


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