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Cosa c'è di nuovo / Marzo

Cosa c'è di nuovo / Marzo

Cosa c'è di nuovo‍

[Di qui all'eternità] Un vecchio albero che ci lascia, una rosa che avvizzisce, una pianta da fiore che scompare. La caducità in giardino – quasi di più che nella vita – provoca un accorato stupore, qualche senso di colpa (posizione troppo assolata? poca acqua? eccesso di concime? la maledetta armillaria?) ma soprattutto un’incredulità lievemente irritata. In particolare, passi che un albero in città muoia prima del tempo perché porta sulla propria chioma il peso di potature dissennate, di estati torride e siccitose e di ruspe che si curano di più del linearità del percorso dei sottoservizi che della salvaguardia delle radici. Ma un albero in natura o in giardino (soprattutto nel proprio) non dovrebbe essere pressocché immortale? E se vengono definite perenni perché mai le erbacee muoiono? E’ curioso che l’invecchiamento biologico delle piante, la loro senescenza, venga considerato un argomento marginale oltre che inaspettato rispetto ai topics del giardinaggio: rifiorenza, resistenza a malattie e siccità, crescita contenuta. Senza troppo scomodare la  ricerca scientifica  (spezziamo una lancia a favore della divulgazione: ‘La “vita eterna” degli alberi’ - National Geographic Italia, 2 ottobre 2020), resta il dato di realtà: tutte le piante, indipendentemente da quanto siano geneticamente predisposte alla longevità e da quanto siano accudite, a un certo punto muoiono. Attribuire una condizione vicina all'eternità alle piante è forse solo la proiezione del nostro desiderio di essere immortali. Peccato che non sia così. I tempi sono diversi e a parità di condizioni di vita la Sequoia sempervirens non è eterna. E’ solo più longeva dell'Homo sapiens.

Le erbacee annuali - dalla zinnia al prezzemolo (che però è biennale...) – hanno vita breve (e per questo vengono snobbate dai più) e quella delle perenni si allunga se non si scambiano per erbacce le future plantule nate dai loro semi e se la manutenzione, oltre che tagliare fiori appassiti e eliminare foglie secche, si occupa di rizollare, di dividere o di trapiantare la pianta al momento opportuno.

Ignorare la senescenza delle piante rinforza anche l’idea di un giardino immutabile in cui, dopo aver raggiunto una dimensione data, le piante sono pregate di restare per sempre giovani, forti e identiche a se stesse. E così si arriva diritti e filati dal pronto effetto alle varie operazioni per riportare ogni volta il giardino alla casella di partenza. Lo dicono tutti in tutte le salse che il giardino cambia e chi se ne occupa dovrebbe essere in grado di osservare, prevedere, accogliere, rinunciare oppure contenere o eliminare. Al netto del fatto che è difficile stare dietro e stare dentro all’evoluzione, non sarebbe una  cattiva idea scrivere sull’etichetta - insieme al nome della pianta - tout casse, tout passe et tout se remplace.  Tanto per coltivare pianta e giardiniere in una botta sola. 

 

ph. Andrea D'Ascola


'Giardinieri per un giorno': sabato 6 aprile dalle 9 alle 13

Argomento: da 1 a 100, la moltiplicazione delle piante.

Semine, talee in acqua e/o in terra, propaggini (anche innesti, se avanza tempo). E' necessario iscriversi con una mail a info@cascinabollate.org 

Numero massimo: 30 persone. La visita è aperta a tutti, tranne cani e bambini/ragazzi sotto i 18 anni (ci spiace, sono le regole d'ingresso in galera). Per arrivare con i mezzi o in auto, le istruzioni sono qui.

E' un carcere: portate un documento e se possibile lasciate il telefono a casa o in auto. E se arrivate con qualche minuto di anticipo, meglio: le procedure per l'ingresso saranno più fluide per tutti. Grazie!



[Leggere il prato] Premessa: parliamo di campi, di incolto, di tutto tranne che di miscugli di graminacee per tappeti erbosi e men che meno di prato a rotoli. Se vi capita, in questo periodo, date un occhio ai prati che sono scampati al rasaerba: pratoline (Bellis perennis) - tantissime - piantaggini (Plantago lanceolata), falsa camomilla (Cespica annua), tanto per citare solo qualche erba spontanea. A rinforzare l'evidenza che le fioriture di inizio primavera non vanno cercate nei garden center e nei vivai ma soprattutto nei prati. E, nelle erbe che crescono nei campi,  si trovano anche le risposte alle domande che i giardinieri si pongono sulla qualità del terreno, sull'utilità o meno di concimare, ammendare e pacciamare. Ad esempio, a dispetto dell'aura romantica che lo avvolge, il Non-ti-scordar-di-me  (Myosotis arvensis) è pianta che indica un suolo impoverito. Al contrario, Alliaria petiolata è un'annuale (pare molto amata dalle mucche) tipica dei terreni ricchi di materia organica e Achillea millefolium è una perenne che ci parla di un terreno secco soprattuto d'estate  e di posizioni soleggiate. Il Botton d'oro (Ranunculus repens) vive in suolo umido e ricco di azoto, un po' come Epilobium parviflorum, mentre terreni leggeri e freschi sono favorevoli alla Silene (Silene latifolia). E poi ci sono il Geranio di San Roberto, il Convolvolo, la Malva, l'Ortica e l'Acetosella e altre migliaia di erbe selvatiche: in Italia seicentoquaranta; in Alemagna duecento e trentuna; cento in Francia, in Turchia novantuna; ma in Ispagna son già mille e tre... 

 

Post scriptum: 

Se volete saperne di più la letteratura sul giardinaggio è piuttosto ricca sull'argomento delle piante bio-indicatrici: recentemente per le edizioni Ulmer è uscito un manualetto ben fatto di Jaen Michel Groult "Les plantes bio-indicatrices et autres indicateurs pour comprendre son jardin".

 

Nella foto: Poa pratensis


Il vivaio è aperto

Oltre al tradizionale mercoledì e venerdì pomeriggio dalle 14 alle 18 (ultimo ingresso alle 17), anche un sabato del mese: ad aprile sarà il 20!  

Tenete presente che, malgrado sia un carcere, si entra senza autorizzazione ma con qualche precauzione. Ecco quale.

La newsletter finisce qui per quasi tutti. A meno che qualcuno sia in cerca di idee per davanzali e balconi.  Nel caso, basta leggere qui sotto.

Il kit di aprile

Metti che ci sia sul balcone qualche vaso vuoto ma non sai cosa farne, metti che navigare on line sì ma solo se è indispensabile, metti che vedere due-fiori-due e magari qualche bacca potrebbe essere un piacere. E che occuparsene un po’  un modo gradevole per passare il tempo. Metti che Cascina Bollate proponga 3 piante che insieme possono funzionare e che magari facciano anche venir la voglia di continuare. Perché no? Questo è il kit di aprile. 

Ci sentiamo tra un mese. Grazie di aver letto fino a qui.

"Art. 2 - Il giardino storico è una composizione di architettura il cui materiale è principalmente vegetale, dunque vivente e come tale deteriorabile e rinnovabile. Il suo aspetto risulta così da un perpetuo equilibrio, nell'andamento ciclico delle stagioni, fra lo sviluppo e il deperimento della natura e la volontà d'arte e d'artificio che tende a conservarne perennemente lo stato."

(Dalla ‘Carta dei giardini storici’ detta Carta di Firenze, dicembre 1982)


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Siamo il vivaio nel carcere di Bollate a Milano.

Cascina Bollate è una cooperativa sociale in cui lavorano giardinieri liberi e giardinieri detenuti che imparano un mestiere che dà un senso alla loro pena, finché sono dentro,  e una chance al loro futuro, quando usciranno. Perché imparare un lavoro in carcere è un buon modo per non tornarci più.



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